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Che cosa è la bellezza

Ecco un mio testo che sottopongo alle tue modifiche.

Come da Manifesto, si possono proporre le modifiche tramite i commenti e, se verranno accettate, il testo sarà modificato.

Proponi il tuo testo contattandomi.

 

Che cosa è la bellezza

Chi ne ha fatto monopolio.
Chi ne ha salmodiato
chi neppur conosce.

Un albero di nuvole sull’acqua.

Eppure ce n’è sete.
Le piantine di ciclamini bianchi sul terrazzo
lei cura il dubbio, che la nostra upupa h’a lungo covato.

È uno sforzo produrre il benché minimo suo spettro.
Il miracolo non è il nulla o il silenzio (quanto ti adoro Eugenio).
Sono gli scialbi orizzonti che toccardano l’esistenza.

Coperto di nuovo lucido panno rimiro Piazza Grande
forse scorgendo una farandola di fanciulli
[ch’importa!].

Ringraziar’ti del cerco segreto, ansando
ricercar chi del tuo che caldo greto.

Ancora.

Il canto che singhiozza è un canto di pace.
vietava il limpido cielo
solo un sigillo.

Una sera di letture e i luoghi si levano il velo,
come veder vegetazione in Bologna
(ragunanza, che non più sogna).
Sillabare il vento all’angolo della strada
(ch’ironia, sol grazie a un poeta!
ridrebbe di noi intorno la rada).

Con indosso la nuova capeta,
soleggiar è imperioso jour d’hui.
Coleggiar il ritratto profeta,
moi, j’m’évanouis dans lui.

Oltre la piazza i premurosi portici,
patiti per proteggere i più partecipativi.
Premurato, mici avventuro in anticipo di me
come gli alberi che solo di nuvole presenti
assentano.

Il mattone satinato di paura è nero.
La bellezza salverà la terra cotta? (ma non è solo questo)
Pulirà i laterizi sudati di polvere? se noi parestetici
intendiamo veder soltanto.

Ancora. Per non perdermi

l’acqua sale alla luce e vi si fonde.

No la cappa non basta a spaventare il cuore.
Servono peggi lamenti che non può l’infuore.
Un olio di frutta appena dal ramo la foglia si stacca
ché dentro la casa l’esperidio si secca come il pallone si sgonfia.
L’arancio portogallo è come me un elefante in casa.

L’acqua pura traspare, come il velo del vero che però
a tutta ragione
sconsente la prensione sensibile.

Bello, antica armonia di maniera.
Contaminato, l’equilibrio in una perla scaramazza.

Il mio secchio sale alla luce,
pur cigolando la carrucola (sei tu amore!)
fischiolando il mio nuovo paltò
risolgo.

Abbandonar la torre
ché troppo stagna è l’aria.
Rintracciar l’intreccio di percorsi
sì di mete
sì pur si liete
a ricoraggiar i trascorsi.
Ciclamini, violette, kiwi, nel greto di diaccio.
Spalancar labbri ed è solo ricerca,
Perch’io ti credo se m’altimi la felicità raggiunta

al piede, teso ghiaccio che s’incrina;

Non taccio, lo so, ma è gioia
forse una proda.
Per riandare, l’ho sempre saputo, alla noia.
Ricovaggiare l’esatto frattanto che mi cantavi hier soir.

ma in attendere è gioia compiuta.

La bellezza sporge crapulone il mio naso;
amico, non vedo più

la vita brulla.

Ho parlato di gitto,
aperto, su me i sensi
hanno fatto piovere fitto.

Son cresciuto, poi crollato

come di cinigia.

Ti ho toccato, perquisito,
e ho trovato bellezza.
Che setolare di colori mi toccherà.

Colmo di te. Tecum attesa.
La bellezza (tu, lei, certo) è il

secreto, il vento che nel cuore soffia.

Si fa un gran parlare di bellezza e non si sa nemmeno se è contaminazione.
Intanto la bellezza sono le nuvole.
Con tutto

il mio folle amore

con il mio amore e il paletot
marionetta
elefante
spruzzo
pigmento
pittore.
Sospinto.

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